Eternit bis: alla ricerca di giustizia

TORINO – Eternit bis: si prosegue.
Riprenderà oggi l’udienza preliminare del processo nei confronti di Stephan Schmidheiny, l’imprenditore svizzero proprietario dell’Eternit responsabile della morte di migliaia di persone. In particolare in questo secondo procedimento, nato dalle ceneri del primo andato in fumo per prescrizione del reato di disastro doloso permanente, dovrà rispondere solo di 128 omicidi.
Un’inezia considerata la quantità di morti seminata nel mondo, ma sarebbe comunque un inizio. Anche per questo la Procura e gli avvocati delle vittime insisteranno affinché vengano reinseriti i morti del precedente fascicolo. Il processo era stato sospeso a causa dell’invio del fascicolo, da parte del Gup torinese, alla Corte Costituzionale.
La Consulta era stata chiamata ad esprimersi in ordine all’obbiezione sollevata dalla difesa dello svizzero che il nuovo procedimento violasse il principio giuridico del “ne bis in idem”, secondo il quale un imputato non può essere processato nuovamente per una condotta già passata in giudicato. Ma la Corte respinse l’istanza, considerando le nuove morti un fatto nuovo (e quelle successive ai 128 sul capo d’imputazione) e aprendo addirittura la porta all’inserimento di quelle del primo procedimento. Un colpo incassato dalla difesa, ma che avrà sicuramente altri assi nella manica per rendere la vita difficile a Procura e familiari delle vittime.
La prima udienza si svolgerà questa mattina a cui ne seguirà un’altra domani. Per la Procura, rispetto al primo processo, sarà presente solo il Pm Gianfranco Colace che tenterà di arrivare al rinvio a giudizio senza ulteriori intoppi. La strada è ancora lunga. Non sarebbe opportuno illudersi troppo. I familiari delle vittime, pur confidando nell’ordinamento, hanno già tristemente imparato che non sempre diritto fa rima con giustizia.
Dario Calemme

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