don-dante

L’eredità di don Dante Caprioglio

CASALE – Non possono bastare le parole di un articolo o le colonne di una pagina di giornale per raccontare lo spessore, l’autorevolezza, l’intelligenza di una figura come quella di don Dante Caprioglio. Non possono essere sintetizzate in qualche migliaio di battute, le opere, gli insegnamenti, i valori che ha trasmesso a migliaia di ex allievi, parrocchiani ed ex calciatori che hanno avuto la fortuna e l’onore di conoscerlo.
La dolorosa notizia della sua morte è irrotta nelle case dei molti che lo conoscevano, domenica mattina, destando vivo cordoglio e lasciando un vuoto incolmabile. Avrebbe compiuto 97 anni il prossimo 15 gennaio. Aveva sempre goduto di ottima salute, fatta eccezione per gli acciacchi dell’età, e conservato sempre uno spirito operativo e attivo. Nessuna delle rughe che solcavano il suo volto, aveva segnato la sua grande intelligenza e lucidità, e ne era la prova la forza d’animo e di spirito con la quale ha coordinato, fino a quasi l’ultimo giorno, la sua amata società di calcio, il San Carlo. Più volte in questi sedici anni, dopo la chiusura del collegio nel 2000, era stato ipotizzato uno spostamento dell’anziano salesiano ma lui aveva sempre trovato un modo per restare legato al quel collegio, tanto voluto da Don Bosco, diretto per 50 anni. Negli ultimi mesi la sua salute aveva iniziato a vacillare, tanto da costringere i salesiani, il 17 ottobre scorso, a trasferirlo nella Casa di Casale Monferrato. Lunedì scorso i primi malori, purtroppo sintomo di un’emorragia interna. All’ospedale non ci voleva andare, forse conscio che era giunta la sua ora. Poi il direttore della Casa salesiana del Valentino, don Marco Durando, lo ha convinto ed accompagnato all’Ospedale Santo Spirito. Dopo i primi giorni di ricovero sembrava essersi ripreso, stava già pensando ad organizzarsi per celebrare la messa domenica a San Martino. Sabato però il quadro clinico si è complicato e dopo aver ricevuto il sacramento dell’Unzione degli infermi, si è detto pronto a tornare alla Casa del Padre. Così, con un sorriso, ha accolto la morte, consapevole che da lì a poco sarebbe comparso di fronte a Dio.
Il 15 maggio scorso (un po’ in anticipo rispetto la data d’ordinazione che era il 30 giugno), nella Chiesa di San Martino di Rosignano che ha retto per oltre 25 anni, aveva celebrato il 70° anniversario del suo sacerdozio. Si era diplomato dai Salesiani del Valentino nel 1940, con una particolare passione verso gli studi filosofici che aveva coltivato anche durante gli anni al Pontificio Ateneo salesiano di Torino. Si era poi laureato con una tesi sulla “psicologia femminile in Euripide”. Il 30 giugno 1946 fu ordinato sacerdote e dopo 10 anni arrivò al Collegio San Carlo di Borgo San Martino. Dopo due anni fu nominato preside e rettore del collegio, carica che ha conservato per oltre 60 anni. Nel 1963 la sua grande passione per lo sport, ed in particolare per il calcio, sfociò nella formazione di una squadra giovanile che fu iscritta al campionato Pgs e, nel 1964, a quello della FIGC. Tifossissimo della Juventus e grande amico di Giampiero Boniperti, Don Dante dedicò tantissimi anni della sua vita allo sport e alla sua squadra di calcio. Fu un suo merito la costruzione del campo dal calcio, dell’illuminazione, del Palazzetto dello Sport, dei campi polivalenti, degli spogliatoi con il bar e gli uffici al piano superiore. Per 50 anni il suo San Carlo ha dominato le scene del calcio locale, distinguendosi per la serietà e per lo stile con il quale ha sempre affrontato gli impegni agonistici. Fu ispiratore di molti talenti calcistici del Monferrato, oltre di un grande centrocampista bianconero come Vinicio Verza. Come preside ha formato migliaia di ragazzi e retto per decenni quello che era uno dei collegi più esclusivi del Piemonte. Amava la letteratura e recitava a memoria la Divina Commedia. Fino al 16 ottobre scorso, ha continuato a vivere nella sua stanza del Collegio San Carlo e passava i suoi pomeriggi nel suo vecchio studio. Leggeva, si informava, riceveva i tanti amici ed ex allievi che a lui sono sempre stati molti legati e che gli hanno dato anche conforto, il 17 marzo 2001, quando morì, a 88 anni, l’amato fratello don Arturo. Durante le esequie, guardando i volti più o meno giovani di centinaia di suoi ex allievi, c’era la consapevolezza che don Dante non morirà mai, perché continuerà a vivere nei valori e negli insegnamenti profusi ad intere generazioni di studenti.
Dario Calemme

FacebookTwitterGoogle+Condividi