ladri di diamante

-> del 04/02/2010, in CRONACA

PRESI I LADRI DEI DIAMANTI

Colpo da un milione di euro - Catturati dai carabinieri

 

CASALE - Catturati dai carabinieri i rapinatori che lo scorso mese di giugno, spacciandosi per finanzieri, rapinarono un laboratorio orafo di Valenza con un bottino di oltre un milione di euro in diamanti. Secondo gli inquirenti i basisti sono due monferrini, mentre i tre rapinatori arrivavano dal Torinese. Si tratta di Giovanni Fasolo, 45 anni, di Pomaro, contitolare della azienda di commercio preziosi Koinè, in via Mazzini a Pomaro, e di Claudio Coppo, 56 anni, ora residente a Camino, molto conosciuto in zona come commerciante d’auto in Valcerrina, e per aver gestito per anni una pizzeria ad Ozzano. Gli altri tre sono Massimo Adinolfo, 43 anni, di Venaria Reale, Basilio Vincenzo Pruiti Ciarello, 55 anni, di Torino e Giorgio Cotroneo, 49 anni, di Nichelino. Fasolo si trova ai domiciliari, mentre tutti gli altri sono in carcere. A smascherarli il reparto operativo del Comando Provinciale di Alessandria. Il colpo era stato messo a segno la mattina dello scorso 26 giugno nel laboratorio orafo di Marco Borsalino, in via Mazzini a Valenza. Alle 9 si erano presentati tre individui vestiti da finanzieri  precisando: “Dobbiamo proseguire una verifica fiscale iniziata all’Antica ditta Marchisio di Torino”. La ditta in questione aveva rapporti commerciali con quella orafa e pertanto aveva tratto in inganno i titolari del laboratorio valenzano. Una volta all’interno i falsi finanzieri avevano estratto le armi, legato proprietari e dipendenti, e si erano impossessati dei diamanti per un valore di un milione di euro, che immessi sul mercato potevano rendere fino a quattro volte tanto. E i carabinieri proprio da quella frase relativa alla ditta torinese hanno iniziato le indagini. E’ emerso che una delle impiegate della ditta torinese aveva avuto una relazione con Giovanni Fasolo, detto “Nanni” o “Diavoletto”, contitolare della Koinè. Secondo gli inquirenti in accordo con il Coppo, entrambi con esigenze di denaro, avrebbero contattato i tre torinesi per organizzare il colpo. Ora tutti quanti devono rispondere di concorso in rapina. Una piccola parte del bottino è stata ritrovata nelle abitazioni degli arrestati, resta per ora un mistero dove sia finito la maggior parte delle pietre.






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