SAN GIORGIO – “Abbiamo tre sacerdoti per dieci comunità: non possiamo permetterci l’illusione dell’autosufficienza. Il futuro passa attraverso una pastorale realmente integrata, una progettazione comune, una fraternità concreta tra le parrocchie. Ciò che si decide insieme deve diventare vita, stile, scelte quotidiane. Per questo, nelle prossime settimane, preparerò una relazione conclusiva della Visita pastorale: non come un documento formale, ma come uno strumento di discernimento, da studiare e approfondire nelle comunità. Perché la Visita pastorale non si conclude oggi: oggi comincia la sua fase più importante, quella del cammino quotidiano”. Lo ha annunciato il vescovo mons. Gianni Sacchi ai Vespri di chiusura della Visita pastorale all’Up San Pier Giorgio Frassati, domenica 19 nella chiesa parrocchiale di San Giorgio.
Con il Vescovo i parroci don Igor, don Carlo e don Jean Baptiste. In chiesa anche i sindaci di Cella Monte, Maurizio Deevasis; Rosignano, Cesare Chiesa; Sala, Mario Melotti; San Giorgio, Paolo Marchisio; Terruggia, Maria Luisa Musso; Treville, Nadia Degiovanni.
Questo il testo completo dell’omelia del Vescovo
Carissimi fratelli e sorelle, con questi Secondi Vespri della Terza Domenica di Pasqua, nella luce del Risorto che illumina il cammino della Chiesa, giungiamo al termine della Visita pastorale alla vostra Unità pastorale San Piergiorgio Frassati.
Sono stati due mesi intensi e fecondi, nei quali ho potuto incontrare, uno ad uno, i vostri paesi e le vostre comunità: ne ho conosciuto le fatiche, ma anche le speranze; ho visto la cura per le vostre chiese, per gli oratori, per le tradizioni. È un patrimonio prezioso, che parla della fede dei padri e, nello stesso tempo, interpella noi oggi: non per custodirlo come un ricordo, ma per farlo vivere come una realtà viva e generativa.
Desidero anzitutto ringraziare di cuore i vostri tre parroci – don Jean Baptiste,
moderatore, don Carlo e don Igor – per la dedizione, la disponibilità e lo stile sereno con cui vivono il loro ministero. E ringrazio ciascuno di voi per l’accoglienza: in questi giorni mi sono sentito davvero a casa, parte della vostra storia.
La Parola di Dio che abbiamo ascoltato dagli Atti degli Apostoli ci riporta al cuore della prima comunità cristiana: Pietro si alza in piedi e annuncia con franchezza che Gesù, crocifisso, è stato risuscitato da Dio ed è il Signore. Questo annuncio – semplice e potente – è all’origine di tutto. Anche oggi, carissimi, siamo chiamati a tornare lì: al centro della fede, al primo annuncio.
Non possiamo dare per scontato ciò che non è più scontato.
Negli ultimi anni è emerso con chiarezza che la fede non è più un dato acquisito, né nella società né, talvolta, nelle nostre stesse comunità. Per questo il cammino sinodale della Chiesa ha indicato con forza una direzione: rimettere al centro la fede, vissuta, celebrata, custodita e trasmessa.
Questo significa, anzitutto, riscoprire la liturgia – anche questa celebrazione dei Vespri – come luogo vivo in cui il mistero di Cristo risorto raggiunge oggi la nostra vita. Ma significa anche riconoscere che i modelli tradizionali di trasmissione non bastano più, soprattutto per le nuove generazioni. Diventa allora essenziale costruire comunità capaci di ascolto, di accompagnamento e di formazione: comunità dove bambini, ragazzi, giovani e adulti possano incontrare realmente il Signore e crescere nella fede.
In queste settimane ho visto nelle vostre dieci parrocchie molte potenzialità: comunità più grandi e altre più piccole, ma tutte preziose; laici appassionati, volontari generosi, collaboratori attenti; un territorio vivo, che ringrazio anche nella presenza e nella collaborazione dei Sindaci dei vostri Comuni.
Proprio per valorizzare tutto questo, ho chiesto ai vostri parroci e a voi tre percorsi unitari: un progetto di catechesi, pensato e vissuto insieme, per bambini, ragazzi e adulti; un progetto liturgico, che aiuti a celebrare insieme nei momenti significativi; un progetto di carità, che coinvolga tutte le parrocchie. Non iniziative isolate, ma processi: continui, condivisi, verificati nel tempo. Perché il futuro non si improvvisa. Il lavoro pastorale è come la semina: richiede pazienza, fiducia, perseveranza. È la logica del Vangelo, che non cerca risultati immediati, ma frutti duraturi. Viviamo infatti in un tempo in cui è forte la tentazione di chiudersi: “Abbiamo già tanto da fare”, “pensiamo ai nostri problemi”, “ci arrangiamo”. Ma questa non è la via della Chiesa.
Abbiamo tre sacerdoti per dieci comunità: non possiamo permetterci l’illusione dell’autosufficienza. Il futuro passa attraverso una pastorale realmente integrata, una progettazione comune, una fraternità concreta tra le parrocchie. Ciò che si decide insieme deve diventare vita, stile, scelte quotidiane. Per questo, nelle prossime settimane, preparerò una relazione conclusiva della Visita Pastorale: non come un documento formale, ma come uno strumento di discernimento, da studiare e approfondire nelle comunità. Perché la Visita pastorale non si conclude oggi: oggi comincia la sua fase più importante, quella del cammino quotidiano.
Vi invito fin d’ora a due appuntamenti significativi: un pellegrinaggio comune al Santuario di Crea, per affidare alla Madonna il futuro della vostra Unità pastorale; e una celebrazione in Cattedrale, nel tempo di Avvento, come momento di restituzione e di verifica del cammino compiuto.
Carissimi, le prime comunità cristiane – come ci ricordano ancora gli Atti degli Apostoli – erano perseveranti in quattro realtà fondamentali: l’ascolto della Parola, la frazione del Pane, la preghiera e la carità fraterna. È questa la forma della Chiesa di sempre. È questa la strada anche per voi.
Solo comunità aperte, accoglienti e feconde potranno essere, anche nel futuro, segno vivo della presenza del Risorto. Affido ciascuno di voi, le vostre famiglie e tutte le vostre parrocchie alla materna intercessione della Madonna di Crea. E vi ringrazio ancora, di cuore, per l’amicizia e la benevolenza che mi avete donato.









