VILLADEATI – Perché non rileggere la tragedia antica e capire cosa volesse affermare e cosa possa ancora indicare al nostro tempo? Questo è probabilmente l’obiettivo dello spettacolo ispirato al mito di Elettra scritto e interpretato da Alessandra Barbonetti con la regia di Gabriele Namio prodotto dal Teatro Stabile d’Abruzzo. Dunque a Villadeati, nella chiesa di San Remigio, si apre il sipario ed è andato in scena… ‘Elettra , il dramma delle priorità’ .
La leggenda di Elettra, e della sua vendetta, ha ispirato i tre grandi tragici greci: Eschilo, Sofocle e Euripide che le hanno dedicato omonime tragedie. Ma qui è diverso: la tragedia rimane tragedia, ma l’ambiente è contemporaneo, la scenografia è scarna con pochi oggetti di uso quotidiano a raffigurare i protagonisti. La parola è la vera protagonista della drammaturgia: tutta l’opera ruota attorno al monologo di Alessandra-Elettra che racconta la storia della sua famiglia , ma soprattutto racconta se stessa mostrando i suoi sentimenti fatti di amore, di odio, di paure con voce e vocabolario attuale. La musica compare solo in tre momenti: all’inizio, nel punto di svolta e nel momento finale perché è l’epos greco che dà vita e sostiene tutto il dramma; un adattamento che fa rivivere con asprezza, rabbia e disorientamento il cuore del racconto. La priorità nella vita di Elettra è stata finora la famiglia, con la quale ha intessuto legami e rapporti non sempre sani ed ora, dopo la morte del padre Agamennone ad opera della madre e dello zio Egisto, la sua ragione di vita è l’uccisione della madre. Non ha mai pensato di uscire dal nucleo familiare, di vivere la sua vita da sola con lucidità; lei esisteva perché esistevano i suoi famigliari. Ma ora è giunto il momento di prendere in mano la propria vita: è sola con se stessa ossessionata da piani vendicativi che forse per la prima volta mettono in luce il suo io più profondo. Non c’è solo la vendetta ma anche la consapevolezza di un rapporto non risolto con la madre, un sentimento di amore che forse non è completamente finito che le fa dire: “ma l’omicidio di un padre può essere tanto doloroso da farti diventare l’assassino di tua madre?”. Con la scelta della formula del monologo la figura di Elettra è predominante; gli altri personaggi sono descritti attraverso la sua voce, il suo narrare, sta al pubblico interpretare le sue parole e capire se queste sono vere. Rispetto alle opere teatrali classiche il calare nella contemporaneità il linguaggio rende il personaggio più vero, più vicino a noi, attualizzando il suo mondo interiore fatto di rabbia, di insicurezze ma anche di amore. Interessante, e a tratti destabilizzante, l’ironico rapporto di Alessandria-Elettra con il pubblico durante la narrazione: un rapporto diretto, viscerale con gli spettatori che crea empatia e una più vicina partecipazione a quanto avviene in scena. L’attrice rende Elettra con toni tormentati e gestualità forti alternate a passaggi più dolci, il suo volto è ora travolto da una armonia infinita ora spettrale. Il palcoscenico di San Remigio, attraversato dal corpo dell’attrice, diventa uno spazio limitato o infinito a seconda dei momenti della tragedia; la scrittura è moderna e veloce e tiene il pubblico incollato alla sedia; ancora una volta, e questa in particolare, la location dimostra la validità nel suo essere scarna a tratti esaltata da un sapiente gioco di luci.
Alessandra Barbonetti si conferma, nonostante la sua giovane età anagrafica, un’attrice completa, capace di far rivivere i suoi personaggi in modo intenso e trasmetterli al pubblico in modo passionale. In un intervista all’attrice su cosa vorrebbe che il pubblico ricordasse della pièce Alessandra spiegò: “Vorrei che la gente portasse a casa ‘la comprensione’ nei confronti dell’altro. Questa è un’opera dove ci sono indubbiamente tante decisioni sbagliate, che determinano la vita o la morte di altri. Chi fa del male, chi sbaglia deve pagare. Tuttavia, provare a mettersi dall’altra parte, cercare di capire senza giudicare, dovrebbe farci comprendere che nessuno nasce con il cartello di ‘mostro’, e che tutti siamo in balia di possibili scelte sbagliate”.
Luciana Revello







