CASALE – 31 Gennaio. Torno a Pozzo Sant’Evasio nel giorno in cui si celebra la memoria liturgica di San Giovanni Bosco. La solennità spiega don Francesco “non è solo occasione per ricordare ma è un punto di partenza per guardare al presente, “al qui e ora”, è un invito ad aprire il nostro cuore, ad ascoltarci per imparare l’uno dall’altro, a trasformarci in uomini nuovi, a volerci bene, ad essere amici nella verità, nella speranza, in un sorriso”.
Nella sua omelia ci propone quindi di riflettere sulla nostra missione di cristiani che consiste nel mettere in primo piano la dimensione affettiva e relazionale, valori come la bontà, la bellezza, la dolcezza, la gentilezza. Ci sprona ad essere portatori di parole che abbracciano, che asciugano lacrime, che aiutano a combattere l’indifferenza che oggi grava come un macigno sulla società.
“La nostra fede – spiega – non si alimenta attraverso formalismi e dogmi o mediante doveri da compiere e impegni da assolvere, ma vive di esperienze di gioia condivise, dell’incontro diretto che crea un senso di appartenenza e di unità universale e ci aiuta a sentirci protagonisti di una chiesa viva, in cammino. Qual è allora la nostra vocazione di cristiani?” ci chiede Francesco. “Quella di prenderci cura del prossimo, di accoglierlo senza giudicarlo, di riconoscere il bello anche nell’imperfezione, costruendo relazioni forti e di fiducia, di amicizia sincera”. Francesco, sull’esempio di San Giovanni Bosco, ci incoraggia a non chiuderci in noi stessi ma a donarci, a fare del bene, ad offrire il nostro tempo, a preoccuparci di chi ci chiede aiuto, a partecipare con interesse e responsabilità alla vita e ai problemi delle persone accanto a noi, proponendo itinerari e mete di bene, a vivere da fratelli, a guardarci l’un l’altro con uno sguardo nuovo, quello della purezza del cuore. È nella spontaneità e familiarità dei rapporti che si matura nell’amore e si vive la fede in modo più consapevole. Il cuore si forma giorno dopo giorno grazie al fascino dei volti incontrati, ogni interazione ci consegna un nuovo battito, in grado di sprigionare un’energia interiore che unisce inseparabilmente in noi l’amore di Dio e quello per il prossimo. È in questa pulsazione intensa e armoniosa di anime che impariamo a diventare veri e propri costruttori di comunità vive, portatori di cambiamento, pur tra fatiche e difficoltà, che non si scoraggiano ma si impegnano con la gioia nel cuore a rendere le nostre città luoghi accoglienti e solidali di crescita e di speranza. Siamo quindi chiamati ad annunciare una Parola di Vita, quella del Vangelo, che deve essere seminata nella realtà del vivere quotidiano per illuminare la nostra esistenza e culminare nell’amicizia vera con Gesù.
È in questo percorso vivo di fede, di amore e di comunione che scaturisce la vera gioia del cristiano. Il supremo comandamento dell’amore – ci esorta Francesco – non deve però contrassegnare soltanto il nostro stile di vita, ma si deve trasformare in una gioia contagiosa, la gioia di condividere un progetto e un cammino comune di fiducia in Dio, che ci ama, ci accompagna, ci aspetta, ci consola, che non si dimentica mai di noi, che ci vuole felici, che ci spinge ad essere operatori di pace. Una pace che non significa assenza di conflitti ma si traduce nel saper perdonare, nel non rispondere al male con il male, nel vedere di fronte a noi un fratello anche quando è più facile vedere un nemico, nel cercare una giustizia che non distrugga l’altro, non costruisca nuovi muri, non generi nuove vittime. Ecco che in questa prospettiva le Beatitudini pronunciate da Gesù nel suo “discorso della montagna” prendono una nuova forma: da semplici consigli e raccomandazioni si rinnovano in un invito a vivere una vita piena e autentica, ad entrare in sintonia con il progetto di Dio per l’umanità sperimentando l’intima relazione tra croce e risurrezione. Abbracciamo allora la nostra missione che è quella di essere testimoni di gioia e di speranza, una gioia profonda e spirituale che nasce dall’amore e resiste anche nella prova. Solo se sapremo coltivare il fascino di questo potente messaggio il sogno di San Giovanni Bosco potrà continuare ad attraversare culture e generazioni, a viaggiare, a contagiare i cuori, a generare vita, a rispondere alle attese dei giovani.
Lucia Alberti







