giovedì, 5 Marzo 2026
  • Abbonamenti
  • Contatti
  • Privacy
Nessun risultato
Vedi Tutti i Risultati
La Vita Casalese
  • Home
  • Cronaca
  • Casale
  • Comprensorio
  • Sport
  • Spettacoli
  • Giovani@scuola
  • Vita della Chiesa
  • Orari delle Messe
  • La Grande Famiglia
  • Home
  • Cronaca
  • Casale
  • Comprensorio
  • Sport
  • Spettacoli
  • Giovani@scuola
  • Vita della Chiesa
  • Orari delle Messe
  • La Grande Famiglia
Nessun risultato
Vedi Tutti i Risultati
La Vita Casalese
Nessun risultato
Vedi Tutti i Risultati

Israele e Iran, le radici di una  guerra

Da 45 anni Teheran vuole la cancellazione dello Stato ebraico e lo attacca con feroci operazioni semiclandestine

Redazione di Redazione
20 Giugno 2025
in "Finestra sul mondo" di Ennio Caretto, Cittadina, Cronaca, Prima Pagina, Primo Piano
Ennio Caretto scrive per La Vita Casalese

Ennio Caretto

0
SHARES
40
VIEWS
Condividi su FacebookCondividi su TwitterCondividi su Whatsapp

La guerra tra Israele e l’Iran è il pericolo più grave per la pace mondiale, invano invocata da Leone XIV, dalla fine della Guerra fredda tra gli Usa e l’Urss quarant’anni fa, e l’Europa, che più rischia di rimanerne destabilizzata dopo il Medio Oriente, deve mediare per porle fine al più presto come fece nelle guerre dei Balcani negli anni Novanta. Insieme alle orrende guerre di Gaza e dell’Ucraina, la guerra tra Israele e l’Iran minaccia di costare al mondo cristiano e a quello musulmano il prezzo più alto in distruzioni e vite umane dalla Seconda guerra mondiale. Purtroppo, il connotato di guerra di religione conferitole dalla Guida suprema dell’Iran, l’Ayatollah Khamenei, rende molto difficile ogni mediazione: “La Repubblica islamica – ha proclamato Khamenei – trionferà sul regime sionista per volontà di Dio”. Occorre perciò che, oltre alle superpotenze, si mobilitino per la pace le Chiese più diverse. Ne va di mezzo il futuro dell’umanità, chiamata a rispondere a sfide epocali dall’atomica all’intelligenza artificiale, e bisognosa di cooperazione tra gli Stati, le istituzioni e i complessi industriali e finanziari.

Tutto è cominciato con Khomeini

Ti potrebbe anche interessare

Novipiù per l’impresa a Fiorenzuola

Novipiù missione compiuta

Furgone ribaltato in un campo

Come di consueto, in Italia anche la guerra tra Israele e l’Iran viene strumentalizzata a fini politici interni. E siccome a muoverla è stato il premier israeliano Netanyahu, che a Gaza si è macchiato e continua a macchiarsi di disumani crimini di guerra, è a lui che ne viene attribuita la colpa. Ma la realtà è un’altra, è che da quarantacinque anni l’Iran conduce una feroce guerra semi clandestina contro Israele e la sua alleata, l’America, la “Grande Satana”, e non solo in Medio Oriente. Tutti noi ricordiamo che i rapporti tra l’Iran e Israele, entrambi con governi filoamericani, furono eccellenti fino al 1979, all’ascesa al potere a Teheran dell’Ayatollah Khomeini, spietato nemico dell’Occidente e dell’ebraismo, già profeta in esilio in Francia. Khomeini attaccò subito l’America, tenendone in ostaggio per oltre un anno i diplomatici in Iran, e Israele tentando di asservire il leader palestinese Arafat alla propria crociata antisemita. Non riuscendo in questo secondo intento, finanziò e armò Hamas a Gaza imponendone la dittatura alla popolazione. Fece lo stesso con Hezbollah, la milizia sciita che s’impadronì del Sud del Libano, e si alleò alla Siria, nemica storica di Israele, scatenando nel contempo il terrorismo in Occidente.

L’Occidente ha chiuso gli occhi

E’ assurdo che in quarantacinque anni l’Occidente, che contenne con fermezza l’Urss nella Guerra fredda, non sia riuscito a bloccare l’Iran, il destabilizzatore del Golfo Persico, del Medio Oriente e del resto del mondo musulmano, mondo che si estende all’Asia, e che si sia illuso che gli Ayatollah non avrebbero prodotto l’atomica e non avrebbero mirato a cancellare Israele dalla faccia della terra. L’Occidente ha troppo spesso chiuso gli occhi o per paura che un suo intervento causasse sempre più gravi crisi petrolifere o per non alienarsi i protettori dell’Iran, dalla Russia di Putin alle nazioni islamiche fondamentaliste. Non ha messo l’Iran con le spalle al muro neppure dopo la crudele “strage degli ebrei” del 2023 a Gaza da esso organizzata per almeno due anni e dopo che è divenuto chiaro che Khamenei avrebbe posseduto missili atomici entro il 2026 o 2027. E’ ricorso al negoziato con il Presidente americano Obama nel 2015 e persino con Trump le settimane scorse, un fiasco colossale. Per tacere del suo silenzio sulle atrocità di massa degli Ayatollah contro le donne e gli infedeli a Teheran, “per volontà di Dio” naturalmente.

I due obiettivi di Netanyahu

Senza dubbio, Netanyahu ha bombardato e continuerà a bombardare l’Iran anche per ovvie ragioni di politica interna, ma non aveva più alternative. Il premier israeliano ha indebolito non eliminato Hamas e Hezbollah, e ha neutralizzato gli Houthi nello Yemen e altri gruppi terroristici, ma ha visto che gli Ayatollah non cambiavano strada. Ha così deciso che per la sopravvivenza di Israele non era sufficiente impedire loro di avere la bomba, bisognava anche rovesciarli. Di qui il suo appello agli iraniani: “Ribellatevi e liberatevi”. Netanyahu ha due obiettivi: circoscrivere il nucleare iraniano nel pacifico consorzio proposto da Trump con l’America, l’Arabia Saudita e altri Stati, e obliterare il regime a Teheran sostituendolo con la democrazia. Per raggiungerli, è ricorso alla guerra preventiva come alcuni suoi predecessori. Basta ricordare che nella guerra del 1967 con l’Egitto la prima mossa di Israele fu la distruzione dell’aeronautica militare nemica, che nel 1981 quando l’Iraq si accinse a produrre la bomba atomica Israele ne rase al suolo gli impianti, e che la medesima sorte toccò alla Siria nel 2007. Comunque, se è impossibile giustificare tutto l’operato di Netanyahu, è altrettanto impossibile giustificare quello di Khamenei.

Il martirio secondo gli Ayatollah

E’ inevitabile chiedersi quale diritto di vietare l’atomica all’Iran abbia Israele, che è dotata di armi nucleari di cui non si parla, peraltro mai impiegate, o abbia l’America con i suoi enormi arsenali. Ma è doveroso anche chiedersi se in una futura guerra l’Iran si atterrebbe all’equilibrio del terrore rispettato dagli Usa e dall’Urss, non userebbe cioè una bomba tattica, come Putin ha minacciato di fare in Ucraina, per timore di una più forte reazione israeliana. E su questo punto non vi è certezza alcuna perché nella loro interpretazione dell’islamismo, diversa da quella della grande maggioranza dei musulmani, gli Ayatollah definiscono “martirio” l’immolazione contro gli infedeli, vale a dire tutti i non adepti. Nel cristianesimo, il martirio è il sacrificio della vita a testimonianza della propria fede, nel rifiuto dell’abiura imposta dall’aggressore. Ma per gli Ayatollah il martirio è il sacrificio della vita nell’assalto al nemico, vedasi gli uomini kamikaze, i terroristi carichi di esplosivi che muoiono compiendo stragi sugli aerei o nelle metropolitane o nei mercati. L’ottobre di sangue del 2023 a Gaza ha dimostrato che non conoscono limiti.

Prevenire un olocausto nucleare

Per doloroso che sia per i palestinesi e gli ucraini, porre fine alla guerra tra Israele e l’Iran è quindi ancora più importante che porre fine alle loro guerre. E’ infatti indispensabile prevenire un altro olocausto nucleare dopo quelli di Hiroshima e Nagasaki in Giappone ottanta anni fa. Tra l’altro, una sia pur fragile pace tra Teheran e Gerusalemme faciliterebbe la pace a Gaza e a Kiev e aprirebbe le porte a quel nuovo ordine mondiale sognato al crollo dell’impero sovietico mai mai realizzato. E’ il punto fondamentale su cui tutti i potenti della terra devono riflettere a cominciare da Trump, che si dichiara estraneo al conflitto ma che ha messo a disposizione di Netanyahu non solo cruciali difese antimissilistiche bensì anche il Centcom, il Comando Centrale Americano per il Golfo Persico, il Medio Oriente e l’Asia di mezzo. Senza il Centcom, che è situato nel Golfo e che controlla gli spazi aerei e marittimi di tutte queste zone, il premier israeliano non avrebbe condotto i suoi blitz con il successo sinora registrato. Certamente Trump, irritato dal fiasco dei suoi negoziati con l’Iran, lo ha appoggiato per costringere gli Ayatollah ad accettare le sue proposte. Ma è urgente che adesso dia spazio a una diplomazia concordata con l’Europa.

La “mediazione” di Putin

Paradossalmente, potrebbe farne parte anche Putin, che rifiuta qualsiasi tregua in Ucraina ma che mantiene aperto il dialogo con il Presidente americano. Putin, che ha formato un asse con l’Iran e con la Cina, ha più voce in capitolo a Teheran di chiunque altro. Senonché Khamenei è in una posizione di debolezza simile a quella del Presidente ucraino Zelensky. Se non capitolasse aderendo al piano nucleare di Trump e rinunciando alla eliminazione di Israele e al sostegno del terrorismo islamico, provocherebbe una  sollevazione popolare o si esporrebbe a un golpe. Negli ultimi anni, l’opposizione irachena è aumentata, i vertici della dittatoriale teocrazia iraniana sono stati decimati dal Mossad, il servizio segreto israeliano, e sotto i bombardamenti di Netanyahu cresce il pericolo della contaminazione radioattiva. Il precedente del Kosovo, dove ancora oggi si segnalano morti per cancro perché nelle guerre dei Balcani furono usati esplosovi a uranio impoverito, è un drammatico campanello di allarme. Se il popolo iraniano deponesse gli Ayatollah a poco a poco le crisi in Medio Oriente verrebbero risolte almeno in parte.

L’appello di papa Leone XIV

L’appello di papa Leone XIV alla “responsabilità e la ragione” e la sua richiesta che “nessuno mai minacci l’esistenza dell’altro” vanno ascoltati innanzitutto dal mondo musulmano. Esso ha reagito giustamente con orrore allo scoppio della guerra, condannando Israele e sollecitando l’intervento dell’Onu, sempre diviso e impotente in questi casi. Ma il mondo musulmano non doveva condonare la condotta iraniana come invece ha fatto e adesso ha l’obbligo politico e morale di impedire che il conflitto tra Israele e l’Iran si estenda ad altre Nazioni e di adoprarsi per una pace duratura in Medio Oriente e nel Golfo Persico. Ai Paesi arabi moderati tocca anche dirimere gli odi tra gli sciiti, il 15 per cento dell’Islam, e i sunniti, l’85 per cento, odi che sono alla base dell’instabilità’, degli scontri e delle loro guerre regionali. 

Ennio Caretto

Share
Articolo Precedente

Progetto “Opera dei Ragazzi”: concerto sabato

Articolo Successivo

In processione per la solennità del Corpus Domini

Articolo Successivo
In processione per la solennità del Corpus Domini

In processione per la solennità del Corpus Domini

EDICOLA DIGITALE

GLI APPUNTAMENTI DEL WEEK END

In cammino nella Quaresima con le meditazioni di don Torterolo
Appuntamenti

Alla scoperta della Notte Santa con don Torterolo

di Redazione
4 Marzo 2026
0

Leggi tutto

LA VITA CASALESE PERCEPISCE I CONTRIBUTI PUBBLICI ALL’EDITORIA.

“La Vita Casalese”, tramite la Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici), ha aderito allo IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria) accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Amministrazione trasparente

Edizione On Line - Ed. Fond. S. Evasio - P.zza Nazari di Calabiana 1 - Casale M. / © Tutti i diritti sono riservati "La Vita Casalese" percepisce i contributi pubblici all’editoria/"La Vita Casalese", tramite la Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici), ha aderito allo IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria) accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Nessun risultato
Vedi Tutti i Risultati
  • Home
  • Cronaca
  • Comprensorio
  • Casale
  • Sport
  • Spettacoli
  • Giovani@scuola
  • Vita della Chiesa
  • Orari delle Messe
  • La Grande Famiglia
  • Abbonamenti
  • Contatti
  • Privacy Policy

© 2026 JNews - Premium WordPress news & magazine theme by Jegtheme.

Questo sito utilizza cookie tecnici propri e di terze parti per le statistiche e per migliorare la tua esperienza di navigazione. Per ulteriori dettagli visita la Cookie Policy.
Cookie Policy – Privacy Policy