Olimpiadi invernali di Torino, vent’anni fa. Romano Prodi, il leader dell’Unione europea, l’avversario del premier Silvio Berlusconi, stronca le violente proteste contro i Giochi definendole “una mancanza di civiltà”. Si appella alla “decenza civile” dei partiti e del pubblico italiani rievocando la “tregua olimpica dell’antichità”, l’interruzione delle ostilità o “silenzio delle armi” durante il grande evento sportivo nella regione in cui esso si svolge. E’ la voce della ragione che risuona altresì nelle parole del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, e che accompagnerà Prodi nell’esercizio del governo, da lui conquistato il maggio successivo. Tutte le Olimpiadi dovrebbero essere una sorta di Giubileo dello sport, la casa della concordia ma, come constatammo nel 2006 e stiamo constatando oggi, non di rado sono la casa della discordia soprattutto in Italia. E le Olimpiadi di Milano Cortina, sebbene ci offrano uno spettacolo straordinario ed esaltino la nostra gioventù e la nostra Nazione, rischiano di essere ricordate come la casa delle polemiche, nonostante la presenza pacificatrice del Presidente Sergio Mattarella.
Cortina 1956
Intendiamoci, non c’è Olimpiade che non venga contestata. Accadde anche a quella di Cortina del 1956, un’era a cavallo tra la guerra fredda e la dolce vita, una Olimpiade scarna, quasi primordiale. Ma fu una contestazione pacata, su problemi concreti come l’autostrada Monaco-Venezia che si temeva danneggiasse la città, con il quotidiano socialista L’Avanti che lamentava il costo eccessivo delle infrastrutture e degli impianti, “i quali non hanno risolto il problema della viabilità ma hanno permesso grosse grosse speculazioni”. Purtroppo, da allora, come le Olimpiadi sono diventate uno dei massimi show televisivi della storia con un giro di svariati miliardi di euro, così gli errori, gli scandali, gli sprechi e le frodi nei loro preparativi si sono moltiplicati dando adito a più che fondate critiche e dimostrazioni nelle piazze. A Milano e a Cortina alcune di esse sono malauguratamente sconfinate nella guerriglia urbana, nei sabotaggi delle ferrovie da parte di gruppi anarchici, nella mobilitazione di reti sociali e di collettivi contro ciò che è stato realizzato, cosa che non è sfuggita ai più autorevoli quotidiani stranieri come il New York Times.
Lezione dagli atleti
Per fortuna, il medagliere ha relegato in secondo piano, almeno per alcuni giorni, gli scontri sulle “Olimpiadi più insostenibili di sempre”, come le hanno definite i loro denigratori. A sorpresa dei più, il medagliere ci ha detto che siamo ancora un popolo capace, e che in Italia c’è qualcosa che trascende l’arte e la cucina che ci hanno reso famosi in tutto il mondo: i nostri principi e cultura, espressione di un cristianesimo che premia la virtù e che perdona e riscatta il vizio. Senza saperlo, i ragazzi e le ragazze che vi hanno preso parte si sono di fatto proposti a modello per la generazione che subentrerà loro. E ci hanno insegnato che lo sport è una scuola di vita, una vita sana per ogni età, ed è al momento anche la punta di diamante dell’emancipazione femminile, che sta producendo star come Fontana, Brignone e Lollobrigida. Di più: il rispetto e la stima che hanno regnato tra di loro sono stati una lezione per le nostre classi dirigenti, in particolare per la classe politica, nonché per i media, tra i quali la propaganda di partito soppianta troppo spesso il giornalismo equidistante e contribuisce al degrado del confronto governo-opposizione.
Le polemiche
Soffermiamoci sulle polemiche. Indubbiamente, il costo delle Olimpiadi, quasi 6 miliardi di dollari di cui poco meno della metà per le infrastrutture e i trasporti locali, è stato eccessivo, come lo sono stati i prezzi dei biglietti, fino a duemila euro, i prezzi degli alberghi e via di seguito. E non tutto ha funzionato attorno ai Giochi: “La logistica? Un incubo!” ha scritto il New York Times. Ma l’enorme investimento, che ha creato posti di lavoro e un ampio indotto, darà frutti anche in futuro. Come le Olimpiadi del 2006 rivitalizzarono Torino e il Piemonte svelandone le nascoste bellezze e attraendo un flusso costante di turisti e investitori, così Milano e Cortina trarranno dalle Olimpiadi del 2026 notevoli vantaggi per le loro regioni. Appendino, l’ex sindaca di Torino, difende il proprio “no” alla partecipazione della città ai Giochi come un atto di difesa del clima e dell’ambiente, ma la realtà è che essi hanno sovente creato e non sperperato ricchezza, senza provocare troppi danni. Più valide sono invece le polemiche sulle speculazioni edilizie, le frodi, la corruzione, le trame mafiose e chi più ne ha ne metta che ci amareggiano da mesi.
Occasione persa
Forse in altri Paesi con governi e opposizioni non diciamo più responsabili ma meno ideologizzati la “tregua olimpica” sarebbe stata tacitamente accettata da entrambe le parti, un gesto che avrebbe rafforzato la loro democrazia. Per Fratelli d’Italia e per il Partito democratico era un’occasione d’oro per aprire un sia pur difficile dialogo sul futuro del Paese e per cercare di risolvere pragmaticamente i nostri problemi più gravi, ma entrambi l’hanno perduta. Non stiamo a guardare chi ha lanciato la prima pietra, ma rendiamoci contro che da lì si è passati all’ennesimo conflitto, e che dalle giuste richieste di punire ogni illegalità e dalle denunce dei corrotti e corruttori si è caduti nei vandalismi e negli scioperi, una brutta figura per noi tutti. Né la premier Meloni, che all’estero gode di qualche stima, né la leader del Pd Schlein, che l’accusa di strumentalizzazione continua, hanno saputo mantenere apolitiche le Olimpiadi, le quali non sono di destra né di sinistra e appartengono non ai partiti ma alla Nazione. Come, detto per inciso, vi appartiene il Festival della canzone italiana a Sanremo, sempre oggetto a sua volta di stolte diatribe.
Il Duce e i Giochi politicizzati
Chi politicizzò i Giochi fu il Duce che alle Olimpiadi estive di Los Angeles del 1932 fece marciare in formazione fascista sulla pista dello stadio gli atleti italiani, affettuosamente chiamati dai media americani i “Mussolini’s boys”, davanti a nemici aperti come l’attore e regista Charlie Chaplin che anni più tardi li sbeffeggiò nel film “Il grande dittatore”. L’Italia conquistò trentasei medaglie, di cui dodici d’oro, classificandosi seconda dietro gli Stati Uniti, successo irripetibile che impressionò Hitler, il leader nazista, il quale si rivalse alle Olimpiadi di Berlino del 1936. Come commentò lo storico Rodney Carlisle, i “Mussolini’s boys riflettevano il militarismo dell’epoca e l’idea fascista dell’uomo nuovo che affascinava una parte dell’America”. Nel 1934 Cole Porter, il noto musicista statunitense che a Parigi si era mescolato all’élite culturale europea, dedicò al Duce una canzone: “Tu sei il massimo/ come il grande Houdini/ tu sei il massimo/ tu sei Mussolini” (Houdini era il più celebre escapologo e illusionista del tempo). Durò poco: nel 1935, quando divenne chiaro chi fosse il Duce, Porter ritenne opportuno cambiare il testo.
Lo spettro della povertà
Sospettare che lo spettro del fascismo aleggi sui Giochi di Milano-Cortina è assurdo. Lo spettro vero che li turba è quello della povertà di milioni di italiani. Molti di noi si aspettavano, ripeto, discussioni serie su quello che ora più urge alla Nazione, la casa, il lavoro e la sicurezza, problemi saliti tragicamente alla ribalta per la morte di ben nove senzatetto in tre mesi nella ricca Milano. Come si sono trovati i soldi per le Olimpiadi così adesso si trovino i soldi per chi ha freddo e non ha di che coprirsi, chi ha fame e non ha di che mangiare, chi è fragile e non può difendersi. Le campagne per migranti e diversi sono lodevoli perché concernono delle minoranze discriminate, ma l’assistenza ai bisognosi, le famiglie innanzitutto, è un eguale imperativo morale, è il bastione del cristianesimo. I nostri leaders politici smettano di disperdersi in guerre ideologiche che sanno di odio e si battano uniti contro il bisogno come la nostra gioventù si sta battendo per le medaglie ai Giochi. Prenda esempio dalla “Guerra alla povertà” e dalle altre riforme del presidente americano Lyndon Johnson, l’erede di John Kennedy, nel 1964.
Il voto e le istanze dei cittadini
Le circostanze hanno voluto che le due Olimpiadi italiane del 2000 si siano svolte sotto governi di destra. Sarebbe stato rassicurante per la nostra democrazia se anche questa volta un nuovo Prodi avesse zittito gli estremisti nemici dei Giochi. La premier Meloni non è Donald Trump anche se ne è un’alleata, e in Italia le elezioni del 2027 si terranno regolarmente mentre negli Usa quelle congressuali del prossimo novembre potrebbero essere falsate o posticipate dal tycoon. Nelle democrazie l’alternanza tra governi di centro, di destra e di sinistra è una valvola di sicurezza, lo sanno bene gli americani che lo scorso secolo elessero alla Casa Bianca Presidenti repubblicani per cinquantadue anni e Presidenti democratici per quarantotto, e lo sappiamo anche noi che dal 1946 abbiamo eletto governi centristi per il primo quarantennio e governi di destra e di sinistra per il secondo. Forse tra un anno avremo un governo Schlein, ma non scordiamo che di solito i voti vanno al partito che più recepisce le istanze dei cittadini concernenti la vita quotidiana, quelle elencate sopra, e che modera non esaspera i toni.
Ennio Caretto









