Dato alle fiamme il Lezionario all’ingresso della chiesa parrocchiale di Oltreponte, di cui è parroco don Renato Dalla Costa. Il Lezionario è il libro con i testi evangelici delle diverse settimane dell’anno liturgico. Un testo esposto, come in tante atre chiese, per invitare i fedeli a meditare sulla Parola di Dio del giorno. Il fuoco ha intaccato il volume, posto sul leggio. E’ accaduto oggi, sabato 1 novembre. Probabilmente è stato il gesto di un teppista. Si registrano comunque decise prese di posizioni sull’accaduto.
Ha espresso solidarietà la comunità islamica di Casale, attraverso il presidente cel Centro culturale islamico, Abdelaziz Echakari: “La comunità islamica di Casale Monferrato, saputo dell’orrendo atto vandalico subito dalla chiesa di Oltreponte, condanna ogni azione tesa a spaventare o intimidire i credenti e le istituzioni delle varie fedi religiose. Ci sentiamo vicini ai fratelli della Comunità Cristiana in questo triste momento, consci del fatto che queste tristi occasioni non fanno altro che aumentare la fede di noi tutti nell’Unico Dio”.
E’ intervenuto anche l’assessore regionale alla Sanità ed ex sindaco di Casale, Federico Riboldi, nella sua veste di vice segretario regionale di Fratelli d’Italia Piemonte.
“Vedere un luogo sacro profanato in questo modo colpisce la coscienza di tutti – scrive Riboldi -. Non si tratta solo di un atto di vandalismo, ma di un gesto che colpisce al cuore la nostra identità, la nostra storia e la nostra civiltà. Accolgo con profonda gratitudine e rispetto le parole del Centro Culturale Islamico di Casale Monferrato, che ha condannato con chiarezza quanto accaduto ed espresso solidarietà alla comunità cristiana. È un segnale importante di unità, di civiltà e di condivisione dei valori fondamentali che tengono insieme la nostra comunità, al di là di ogni credo religioso. Condanno con fermezza quanto accaduto e mi auguro che si tratti dell’azione sconsiderata di delinquenti comuni e non di un gesto dettato da odio verso la religione cristiana o da fanatismi ideologici. Sarebbe un fatto gravissimo, che meriterebbe la massima risposta da parte dello Stato”.
Aggiunge Riboldi: “La fede cristiana, indipendentemente dal credo personale, rappresenta le radici culturali e morali dell’Italia. Difenderla significa difendere la nostra tradizione, il senso di appartenenza, la continuità di un popolo che ha costruito la propria identità attorno ai suoi valori fondanti. Da laico, ritengo che la chiesa non sia solo un luogo di culto, ma un presidio di civiltà e di comunità. Contribuisce ad unire le nostre comunità, custodisce la memoria collettiva e che trasmette valori che vanno oltre la religione: il rispetto, la solidarietà, il senso del limite e della responsabilità. Chiedo che le autorità facciano piena luce sull’accaduto e individuino rapidamente i responsabili. Non possiamo permettere che episodi di questo tipo passino sotto silenzio. Difendere i simboli della nostra tradizione non è una battaglia confessionale, ma un dovere civico. È difendere ciò che siamo e ciò che abbiamo ricevuto a livello valoriale in eredità.”






