È sempre più difficile pregare di fronte ai disastri del mondo. Riporre fiducia e speranza in Dio e nel futuro, mentre infuriano guerre e violenze e ovunque trionfa la sopraffazione. Eppure, oggi più che mai pregare è essenziale, come conforto nelle difficoltà quotidiane e ascolto di sé stessi e degli altri. E ancora più importante è pregare bene, con cura e con assiduità.
Don Ferruccio Ceragioli, docente di Teologia, guida cicli di incontri per introdurre alla preghiera e agli esercizi spirituali seguendo il metodo di Sant’Ignazio di Loyola. Esperienze che possono essere rivolte non solo a preti e religiose o religiosi, ma anche a laici. Giovani, adulti e anziani. Singoli, coppie o famiglie. compagnie eterogenee, in cui le diverse vocazioni possono incontrarsi e condividere i loro cammini personali di fede. Di sperimentare l’appartenenza comune alla Chiesa. E di condividere insieme il desiderio di seguire di Gesù. Sulla scorta del pensiero ignaziano, scopo di tutto è conoscere intimamente il Signore per amarlo di più e seguirlo. Trovare nuove, più forti, ragioni del vivere quotidiano, nella sfera lavorativa, sociale, parrocchiale o familiare.
Uniti nel dono e nella preghiera
La relazione intima con Dio è una rara fonte di sollievo che la Chiesa e i suoi sacerdoti offrono a tutti. E di cui tutti sono invitati a beneficiare. Di qui l’importanza del contributo di tutta la collettività ai programmi di preghiera. Anche con la firma dell’8xmille alla Chiesa cattolica. E con donazioni in parrocchia nell’ambito della campagna Uniti nel dono (www.unitineldono.it) per il sostentamento del clero.
Silenzio e preghiera con l’aiuto del Vangelo
Tutti gli incontri sono all’insegna del silenzio e della preghiera. Alla Casa di spiritualità e cultura della Diocesi di Torino, Villa Lascaris, a Pianezza, un corso è dedicato agli esercizi spirituali nella vita ordinaria, o Evo, seguendo il modello Agevo, (l’Associazione guide degli esercizi spirituali nella vita ordinaria). E si articola su schemi collaudati e diffusi in tutta Italia.
L’itinerario dura due anni, con un incontro quindicinale di gruppo al mercoledì sera, in cui si condivide la propria esperienza di preghiera. Qui vengono offerte istruzioni sul metodo della preghiera e indicazioni sui testi della Parola di Dio, proposti per la meditazione personale. Ogni partecipante, infatti, deve impegnarsi a dedicare ogni giorno un tempo, che può variare dalla mezz’ora all’ora, alla preghiera nell’intimità della propria casa, in mezzo agli impegni normali della propria quotidianità.
Esercizi residenziali e preghiere guidate
Sono possibili, comunque, varie forme di esercizi spirituali, perché essi devono adattarsi alle diverse necessità, inclinazioni e disponibilità di tempo delle persone. “È possibile intraprendere itinerari differenziati – conferma don Ferruccio –. Da ritiri durante un weekend a esercizi spirituali residenziali più o meno lunghi, da 5 a 8 giorni, fino alla possibilità di vivere l’esperienza più intensa e impegnativa, vale a dire l’intero mese ignaziano”.
Nella conduzione degli Evo e degli esercizi residenziali, vengono in aiuto a don Ferruccio altre guide. Che possono essere laici, religiose e religiosi o preti. Per esempio, l’esperienza biennale degli Evo prevede la presenza di Gualtiero Graglia, Silvia Bosco e Daniela Casa. Nel ritiro di inizio gennaio saranno invece due suore ad accompagnare gli esercitanti nella preghiera.
Revisione personale e condivisione nella preghiera
Fondamentali in tutti i percorsi i momenti di revisione personale. “Ma proprio per questo i modelli sono intercambiabili – aggiunge don Ceragioli –. C’è chi parte dagli Evo per approdare agli esercizi residenziali brevi e magari poi all’intero mese ignaziano. E chi invece intraprende la strada opposta. Molto dipende dalle esigenze e dalle inclinazioni personali. E anche dalle esperienze che incidono sui singoli vissuti”.
Nel corso dell’itinerario degli Evo non mancano poi giornate espressamente dedicate alla condivisione della preghiera. “Almeno tre sabati all’anno. Tappe in cui, nel confronto collettivo, approfondiamo insieme la ricchezza dei testi. E misuriamo l’efficacia del metodo. Magari anche per riorientarlo”.
Sant’Ignazio di Loyola: nella preghiera la riscoperta di Dio
Diverse le scansioni negli itinerari di preghiera, unico l’approccio. Don Ceragioli, che certo di metodi ne conosce tanti, utilizza soprattutto quello di Sant’Ignazio di Loyola proprio per la sua versatilità. La sua flessibilità nell’adattarsi ad esigenze eterogenee.
“Sulla strada indicata da Sant’Ignazio, ci avviamo su un cammino di riscoperta di Dio e della nostra relazione con Lui – puntualizza don Ferruccio –. Entriamo in un colloquio profondo e privilegiato con il Signore. Tutto per cambiare, giorno dopo giorno, la qualità stessa della nostra vita cristiana. Per cogliere il senso della nostra missione in terra e per aprirci agli altri in un rapporto di dialogo e aiuto”. Un comportamento che può distinguersi in una società più disposta a imporsi e a urlare anziché aprirsi all’ascolto.
Salmi e brani del Vangelo: fil rouge della preghiera
I testi biblici sono pietre miliari di tutti i cammini. Brani dei Vangeli e del Nuovo Testamento, ma anche Salmi e altri contenuti dell’Antico Testamento, riscoperti in una loro ricchezza spesso sconosciuta. “Un bell’esempio potrebbe essere uno scritto di Isaia – dettaglia don Ferruccio –. Il 43, 1-4 che parla con tono semplice e diretto dell’amore di Dio”.
“…Non temere – afferma Il Signore attraverso il profeta – perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome. Tu mi appartieni. Se dovrai attraversare le acque, sarò con te, i fiumi non ti sommergeranno. Se dovrai passare in mezzo al fuoco, non ti scotterai. La fiamma non ti potrà bruciare. Poiché io sono il Signore, tuo Dio…Perché tu sei prezioso ai miei occhi. Perché sei degno di stima e io ti amo”.
Rileggere la propria vita alla luce del Vangelo
Scopo delle meditazioni è sempre rileggere le vicende personali alla luce del Vangelo. Nel cammino degli Evo il primo invito è proprio quello di riflettere sulla propria vita. E poi, in secondo luogo, di ripercorrere quella di Gesù, dall’Annunciazione alla Passione. E dalla Passione alla Resurrezione. “Lungo questo percorso mettiamo la nostra esistenza al cospetto del Signore – conferma don Ferruccio – E in parallelo acquisiamo strumenti per conoscerlo, amarlo e seguirlo. Affidandoci a Gesù, cerchiamo di vivere secondo la sua volontà. Mettendone in pratica gli insegnamenti”.
Nella preghiera la rigenerazione e la speranza
Come concreta esperienza di Dio, la preghiera da momento intimo si fa strumento di rigenerazione personale e collettivo. Diventa una leva di speranza. “Una frase attribuita a S. Tommaso d’Aquino definisce la speranza come il presente del futuro – sottolinea don Ferruccio – E davvero la speranza è un atteggiamento di apertura al futuro. Ci porta a confidare che, anche a fronte di situazioni difficili, faticose, pericolose, ci potranno essere sviluppi positivi e cambiamenti in meglio”. Da qui la forza di non arrendersi. “Ma di continuare a camminare e ad agire senza scoraggiarsi”.
Padre Turoldo, le guerre finiscono e la vita sconfiggerà la morte
Per un cristiano, del resto, la speranza è anche e soprattutto una virtù teologale. “Vale a dire un dono di Dio – riflette don Ferruccio –. Che ci spinge ad affidarci al futuro aperto dalla sua promessa. Anche nello scarto che inevitabilmente percepiamo tra questo futuro e il nostro presente, e persino di fronte alla morte”.
Un concetto che don Ceragioli rende più esplicito affidandosi alla poesia di David Maria Turoldo. “Voi che credete, voi che sperate, correte su tutte le strade, le piazze a svelare il grande segreto… Andate a dire ai quattro venti che la notte passa. Che tutto ha un senso. Che le guerre finiscono. Che la storia ha uno sbocco. Che l’amore alla fine vincerà l’oblio. E la vita sconfiggerà la morte”.
Come dare il proprio contributo alla Chiesa cattolica
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Paola Cappa












