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“Prete da 15 anni, grazie a una promessa fatta a Dio in tempo di guerra”

Don Martin racconta come è nata la sua vocazione in Kosovo

Redazione di Redazione
2 Agosto 2025
in Casale, Cittadina, Cronaca, Prima Pagina, Religione, Vita della Chiesa
“Prete da 15 anni, grazie a una promessa fatta a Dio in tempo di guerra”

La chiesa di San Germano durante la Messa per i 15 anni di ordinazione di don Martin

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Quindici anni fa, il 31 luglio 2010,  in Kosovo, nella Diocesi di Prizren-Prishtina veniva ordinato sacerdote don Martin Jetishi, classe 1983, oggi incardinato nella Diocesi di Casale e dal 2020 parroco di San Germano. Questa la sua testimonianza.

Sono trascorsi oggi XV anni di vita sacerdotale… e sacerdoti non si nasce, né si diventa per eredità ma per una scelta guidata dalla vocazione.
Quando penso alla mia vocazione torno con la mente al 27 aprile del 1999 durante una notte in cui non si sapeva se sarei riuscito ad arrivare al giorno successivo! Era arrivato l’ordine dai generali dell’esercito di uccidere ogni maschio da 15 anni in su, a causa della morte di 4 soldati e di un comandate della zona, che aveva fatto molto male a tante persone, e che era stato ucciso qualche settimana prima. Durante il loro funerale era stato fatto un giuramento, per vendicare i 5 soldati uccidendo 500 uomini! Così il 27 aprile era iniziato l’’inferno e avevano iniziato le uccisioni nella zona, a 200 metri da casa mia: quel giorno era diventato un giorno di lacrime e urla di innocenti e i soldati procedevano senza pietà! Nell’elenco c’ero anch’io con la mia famiglia e molti amici. Ci siamo nascosi in cantina: eravamo circa 60 in uno spazio di circa 6 metri x 4, con il Rosario in mano a pregare in silenzio con una sola candela  accesa.
Gli uomini erano armati per difendersi e se fossero entrati i soldati avrebbero sparato, in quel caso immagino che nessuno sarebbe uscito vivo! In quella notte di inferno ho chiesto a Dio di salvarci e ho promesso nel cuore mio e con Dio che se ci avesse salvati gli avrei dedicato tutta la mia vita.
Il miracolo è avvenuto e, quella notte, non sono venuti a casa nostra! Il giorno dopo, quando abbiamo preso i trattori per uscire da casa e raggiungere l’Albania ci hanno visto e si sono chiesti da dove fossimo spuntati, come mai fossimo ancora vivi.
A quel punto pensavano di concludere l’opera e ucciderci, ma un comandante dell’esercito si è rifiutato di vendicarsi , ha ritenuto che era ora di smettere di uccidere … così è iniziato un litigio con chi la pensava diversamente mentre noi restavamo in ginocchio in attesa delle decisione definitiva. E’  stata l’“Adorazione “ più lunga della mia vita, dalle 5 del mattino  alle 12,  mentre il comandante andava e veniva con la sua pattuglia per consultarsi con i generali e decidere cosa fare di noi. Quel comandante è stato davvero il nostro Angelo custode e dopo 6 ore ha ordinato di lasciarci andare. So che alcuni sono stati picchiati, uno di loro era  mio padre Dake, che era sindaco della zona e anche un mio zio medico. Lungo la strada verso Prizren ci chiedevano soldi, ci deridevano, c’erano persone uccise, buttate nelle fosse, trattori abbandonati per mancanza di carburante e animali morti. Ad un certo punto qualcosa è andato storto e si sono messi a picchiare tutti. Non ho mai capito la ragione di tutto ciò e forse non lo sapevano neanche loro. O magari erano arrabbiati perché eravamo ancora vivi! Quando abbiamo raggiunto il ponte Ura Shejt una pattuglia ci ha sparato alle gomme del rimorchio, mia sorella di appena 2 anni da quel momento piangeva di continuo. Senza rimorchio, papà mi ha consigliato di cambiare trattore, di spostarmi da un altro zio con la sorellina e, in effetti, appena saliti sull’altro trattore lei ha smesso di piangere e siamo riusciti a raggiungere Prizren, quartiere Dushanov oggi Dardani.
Raggiunto il confine ci hanno detto di dimenticare il Kosovo  per vivere in Albania.
L’Albania era la terra promessa, abbiamo percorso a piedi dal confine alla città di Kuks, eravamo pieni di gioia per essere vivi e mia mamma non ha mai tolto dalle mani il crocifisso perché diceva che solo Lui poteva salvarci, aiutarci ad attraversare il “Mar Rosso“.
Quella notte quasi nessuno ha dormito e la gioia si esprimeva anche con il pianto, perché sapevamo che tanti altri erano stati uccisi. Abbiamo dormito all’aperto sopra degli assi che erano i nostri letti, ma nessuno pensava di lamentarsi.
Crescendo ho voluto approfondire cosa vuol dire fare una promessa a Dio, ho frequentato il Seminario minore e poi maggiore a Cremona, che ringrazio di vero cuore perché mi ha dato davvero tanto! Ringrazio per aver ricevuto l’ordinazione nel 2010 in Kosovo a Prizren!
Dopo 1 mese ho ricevuto il decreto per andare come vice parroco a Velezhe.
Nel 2012 il Vescovo del Kosovo mi ha chiesto di andare a Klina come vice parroco, ora capisco quando si dice “le strade del Signore sono infinite” …
Mi trovo a Casale Monferrato da 9 anni, anche se era prevista una permanenza di soli 3 anni, desideravo continuare ad aiutare la Diocesi per la riconoscenza che ho verso il popolo italiano per il bene che ha fatto per il popolo del Kosovo. Tanti preti dall’Italia hanno dedicato la loro vita in missione, ad esempio al Santuario di San Antonio che ha la sua origine grazie all’opera di un frate pugliese, un motivo in più per dire grazie alla Chiesa e al popolo italiano ..

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