In oltre quattro anni di guerra con l’Ucraina, il presidente russo Putin ha spesso minacciato di usare l’atomica per sconfiggere il nemico. Pochi hanno temuto che lo facesse veramente, perché da ex colonnello del Kgb, la polizia politica sovietica, Putin sapeva, e sa bene!, quali ne sarebbero state le tragiche conseguenze. Ma al presidente americano Trump è bastato un ultimatum di quarantotto ore all’Iran, con la minaccia di “porre fine alla sua civiltà” e di riportarlo “all’età della pietra”, perché molti temessero che usasse davvero l’atomica, sebbene non vi avesse accennato, costringendolo a smentire una cosa non detta. La deduzione che dobbiamo trarne è ovvia: oggi la maggioranza del mondo ha più paura di Trump che di Putin, e forse anche del profeta del terrorismo Khamenei Jr., sempre che sia ancora vivo. Gli altri “Grandi”, se è lecito chiamarli tali, intrapresa una strada poi la seguono. Trump invece la cambia di continuo, e in un anno e due mesi e mezzo alla Casa Bianca ha trasformato l’America da protettore a distruttore del diritto internazionale e dell’ordine mondiale. Se non si è ancora verificata l’Apocalisse adombrata dai suoi toni è perché all’ultimo minuto egli si è impaurito o qualcuno lo ha fermato. Da qui, il beffardo soprannome di “Taco”, acronimo di “Trump always chickens off”, Trump fa sempre un passo indietro, affibbiatogli dai democratici (per chi non lo conoscesse, il Taco è una tortilla messicana).
I Cavalieri dell’Apocalisse
Purtroppo nelle tre più atroci guerre scoppiate dal 2022, le guerre dell’Ucraina, di Gaza e dell’Iran. Trump non è il solo Cavaliere dell’Apocalisse (nella Bibbia i cavalieri sono quattro, il primo è la conquista, il secondo è la strage, il terzo è la carestia e il quarto la morte o la peste). Lo sono anche i suoi pari, Putin, Khamenei Jr. e il premier israeliano Netanyahu. Tra i “Grandi” odierni soltanto il Presidente cinese Xi ha cercato di mediare tra Washington e Teheran tramite il Pakistan, premendo per una tregua fiasco di cui non si possono prevedere gli sviluppi. Forse i Cavalieri dell’Apocalisse non ci daranno altre guerre né la carestia e la peste, ma hanno già prodotto il loro equivalente, una terribile crisi petrolifera E’ vero che il secolo scorso di crisi petrolifere ne superammo parecchie ma gli equilibri tra Stati venivano allora rispettati. Il disumano regime iraniano, un’onta sull’Islam e una minaccia mortale per il Golfo Persico e il Medio Oriente, va rovesciato. Ma il caos distruttivo di Trump rischia di dissolvere le più forti alleanze come quella atlantica, di vanificare i trattati e di moltiplicare i sovranismi. Il Fondo monetario ci avverte che viviamo nel decennio più tormentato da conflitti armati dalla Seconda Guerra mondiale, e che se essi non verranno spenti non ci sarà più il progresso economico e sociale del passato. I “Grandi” hanno l’obbligo morale di fare pace e soprattutto di bloccare il riarmo nucleare, a partire da quello dell’Iran.
Europa esclusa
All’annuncio della tregua, il Presidente americano aveva cantato vittoria aggiungendo che “con la pace faremo un mucchio di soldi” come a sottolineare che i soldi importano più delle vite umane. E aveva promesso una “età dell’oro nel Medio Oriente” (non ha visto la fine fatta da Gaza, “Riviera del Mediterraneo”, e la guerra di Netanyahu contro Hezbollah in Libano?). Ma se la pace o se la ripresa della guerra lascerà gli Ayatollah al potere a Teheran e con il controllo dello stretto di Hormuz, passaggio obbligato del petrolio di tutto il Golfo, e quindi in grado di ricattarci e di condizionarci, per lui e per l’America sarà una disfatta come quella del Vietnam e per Paesi come il nostro sarà un danno enorme. Trump si era prefisso di cambiare il regime iraniano, di privarlo dell’atomica, di distruggerne l’apparato bellico, di impadronirsi dei suoi pozzi come in Venezuela e di eliminare il terrorismo islamico. Per raggiungere questi obbiettivi almeno in parte occorrerebbe però aprire una trattativa internazionale con la partecipazione dell’Europa oltre che delle Nazioni arabe, di Xi e di Putin. Se non la promuoverà, Trump perderà credibilità nel Golfo e nel Medio Oriente come l’ha persa in Europa con la minaccia di annettersi la Groenlandia e di abbandonare la Nato o di punirne i membri “traditori” che non lo hanno aiutato nella guerra dell’Iran. Nessuno si fiderà dell’ombrello americano, e molti cercheranno altre alleanze o protezioni.
Il sogno di Reagan e Girbaciov
Negli anni Ottanta il presidente americano Reagan e il presidente sovietico Gorbaciov sognarono un mondo senza l’atomica. Non ci riuscirono, ma ridussero i loro armamenti nucleari. Il pericolo di un devastante conflitto era allora limitato alle due superpotenze. Oggi invece esso aumenta, soprattutto nel Golfo Persico e nel Medio Oriente dove la bomba è nelle mani del Pakistan (che media proprio per questo motivo) e di Israele, sebbene Netanyahu lo neghi, e dove molto presto potrebbe esserla anche in quelle dell’Iran e di altre potenze locali. La proliferazione delle armi atomiche in una zona che è la polveriera del mondo va fermata, deve essere oggetto di accordi molto solidi. L’equilibrio del terrore che miracolosamente evitò uno scontro nucleare tra Washington e Mosca difficilmente reggerebbe con regimi teocratici come quello iraniano che chiede l’immolazione e il martirio nel nome di Allah. Si tratti del mondo cristiano o di quello musulmano, una regione senza atomiche non può rimanere un sogno irrealizzabile. Bisogna rendersi conto che nell’era degli oligarchi che scavalcano gli Stati e delle macchine intelligenti che scavalcano noi la bomba può sfuggire al più rigido controllo. L’appello di Leone XIV, il Papa della pace, della misericordia e del perdono, venga ascoltato dai Rabbini, gli Ayatollah e tutti gli altri leaders religiosi: il suo “Dio non è dalla parte di chi bombarda”, basta con le spade e con i droni.
La politica putiniana di Trump
Thomas Edsall è uno dei più rispettati analisti politici di Washington. Si è chiesto perché nel suo secondo mandato Trump si sia abbandonato e si abbandoni a eccessi più estremi e più duraturi di quelli del primo (tentativo di golpe del 6 gennaio del 2021 a parte). E ha trovato la risposta non solo nello spirito autoritario e vendicativo del Presidente americano ma anche nella sua affinità a Putin. Secondo Edsall, lo zar russo, titolo appropriato dato che si comporta come tale, è il leader straniero a cui Trump più si ispira. Trump, scrive l’analista, ne ammira la repressione del dissenso, il dominio del Parlamento, il ricorso alla forza: “Come Putin in Russia così Trump in America falsifica i fatti e nasconde la verità, dispiega nelle piazze e nelle strade truppe mascherate, viola la Costituzione e il principio della separazione dei poteri e favorisce l’ascesa degli oligarchi”. La sua politica estera è putiniana, prosegue l’analista, di intimidazione o di aggressione dei Paesi che giudica deboli perché democratici e delle piccole e medie potenze che ritiene ostili. E conclude: “Trump è a suo agio con l’uomo forte, è convinto che il mondo debba essere governato dalle superpotenze e nell’esclusivo loro interesse”. Endsall non è l’unico a pensarla in questo modo: Trump e Putin sono anime gemelle anche per altri, tra cui il parlamentare inglese Graham Suart, un conservatore, che lo scorso marzo ha accusato il Presidente americano di essere l’alleato dello zar.
Il ruolo di Putin
Questa è una utile chiave di lettura della Guerra dell’Iran e della grave crisi petrolifera. Putin ha aiutato gli Ayatollah contro l’America con lo spionaggio e i droni e ne ha un tratto grossi vantaggi. Non ha solo mantenuto la sua presenza nel Golfo, grazie ai crescenti introiti dell’esportazione del petrolio russo ha anche finanziato e intensificato la Guerra dell’Ucraina. Ma Trump non ha battuto ciglio, all’opposto lo imita in Iran, e sembra volerlo agevolare abbandonando il presidente ucraino Zelensky per concludere lucrosi affari con lui. Insieme con le ripetute telefonate fatte a Xi, che si è arrogato il compito di fondare un nuovo ordine mondiale, è la conferma che il Presidente americano mira a una spartizione della Terra in tre imperi collaboranti tra di loro, imperi in cui dominerebbero la violenza e il culto della personalità. Siamo a una svolta drammatica per l’Europa, specialmente se Trump la emarginerà indebolendo la Nato e stringendo d’assedio la Groenlandia. Nonostante le sue divisioni e le sue esitazioni, l’Europa è la casa della democrazia, dei diritti umani e della pace e ha il dovere di difenderli e propagarli anche al di fuori delle sue frontiere. La guidano, ma non sempre in verità, politici oculati non Cavalieri dell’Apocalisse, e i suoi obbiettivi sono il disarmo, il dialogo tra le potenze, la convivenza tra le religioni, la sicurezza e il benessere dei popoli. Si è macchiata anch’essa di crimini di guerra, ma vi ha posto rimedio.
La lezione della Storia
Lo scorso secolo, tra Hitler e Stalin, tra l’Olocausto degli ebrei e il Gulag sovietico, tra le atrocità del Giappone e della Cina e la bomba su Hiroshima e Nagasaki abbiamo purtroppo visto di peggio di quanto vediamo oggi. Ma questi trascorsi avrebbero dovuto indurre Trump, Netanyahu, Khamenei Jr. e Putin a non commettere crimini di guerra e adoprarsi per l’abolizione dell’atomica. Il putinismo il trumpismo e gli altri ismi antidemocratici non sono però eterni. Come è avvenuto nel Novecento, nuove generazioni di leaders li seppelliranno e lavoreranno per un mondo più giusto, meno armato, più attento ai deboli, dai bambini ai vecchi e dai poveri ai malati.
Ennio Caretto








