Tanti fedeli e pressoché tutti i sacerdoti e i diaconi della Diocesi di Casale in Cattedrale, Mercoledì Santo, per la solenne celebrazione della Messa crismale, durante la quale sono stati benedetti gli oli santi e i sacerdoti hanno rinnovato le promesse fatte nel giorno della loro ordinazione presbiterale. I riferimenti sono alle letture del giorno: libro di Isaia, 6, 1-3a 6a-8b-9; Ap 1, 5-8; Lc 4, 16-21.
Questo il testo dell’omelia del vescovo mons. Gianni Sacchi
Nella solennità della nostra Cattedrale è risuonata questa sera una parola antica e sempre nuova.
È una parola che la liturgia ci fa ascoltare quasi al rallentatore, come se anche noi fossimo presenti in quella piccola sinagoga di Nazaret.
L’evangelista Luca sembra volerci introdurre dentro la scena: vediamo Gesù alzarsi, ricevere il rotolo del profeta Isaia, leggerlo, poi sedersi. Tutti hanno gli occhi fissi su di lui. E infine la parola decisiva: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio”.
E subito Gesù aggiunge: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”.
Fratelli e sorelle, questa liturgia non è una semplice memoria di ciò che avvenne allora. È la celebrazione del mistero di Cristo che continua oggi nella sua Chiesa. Oggi, ancora una volta, lo Spirito Santo consacra, invia, rinnova. Oggi la Chiesa riconosce nel Signore Gesù Unto del Padre e, in lui, riconosce anche la propria vocazione.
Un bambino mi ha chiesto se Gesù Cristo erano nome e cognome: “Non è il cognome di Gesù. È un titolo. Significa l’Unto, il Consacrato” gli ho risposto. Già il profeta Isaia aveva annunciato una consacrazione singolare: non un’unzione con olio materiale, ma un’investitura nello Spirito di Dio. E nel battesimo al Giordano questa profezia trova compimento: il cielo si apre, lo Spirito scende su Gesù, e la voce del Padre lo rivela come il Figlio amato.
Da quel momento Gesù è manifestato come il Cristo, il consacrato nello Spirito e inviato a portare ai poveri la buona notizia.
Ma questo mistero non rimane chiuso nella vita di Gesù. Come un profumo che si diffonde, l’unzione del Cristo attraversa la storia e raggiunge la Chiesa. Attraversa i sacramenti. Attraversa la vita del popolo di Dio.
Tra poco consacreremo gli oli santi. E in questo gesto la Chiesa rivive il grande cammino dell’unzione: dalle promesse dell’Antico Testamento, all’evento del Giordano, fino ai sacramenti che oggi continuano a comunicare la grazia di Cristo.
Carissimi fratelli e sorelle, questa sera siamo invitati a riscoprire la grande dignità del nostro battesimo. I Padri della Chiesa dicevano una cosa sorprendente: ci chiamiamo cristiani perché siamo unti.
Non soltanto perché seguiamo Cristo, ma perché partecipiamo alla sua unzione. San Cirillo di Gerusalemme spiegava ai neofiti: come lo Spirito scese su Gesù al Giordano, così lo Spirito è stato donato a voi quando siete usciti dalle acque battesimali e siete stati segnati con il sacro crisma.
Questo significa che lo stesso Spirito che abitava in Gesù, abita in noi. Pensiamoci bene: lo Spirito che guidava i passi del Signore, che lo sosteneva nella preghiera, che lo spingeva verso i poveri, che lo conduceva fino alla croce, è lo stesso Spirito che ci è stato donato.
Ecco il sacerdozio comune dei fedeli, di cui parla il Concilio Vaticano Il: tutta la vita del cristiano può diventare offerta a Dio. Diventa sacrificio spirituale la vita di un padre e di una madre spesa per la famiglia. Diventa sacrificio spirituale la fatica del lavoro quotidiano. Diventa sacrificio spirituale la lotta dei giovani per rimanere fedeli al Vangelo. Diventa sacrificio spirituale la solitudine degli anziani, la sofferenza dei malati, la pazienza di chi attraversa prove e difficoltà.
Tutta la vita può diventare profumo di Cristo.
Ma questa sera, nella Messa del Crisma, il nostro pensiero si rivolge in modo particolare anche a voi, carissimi fratelli presbiteri e diaconi.
Questa è la nostra festa sacerdotale. È il giorno in cui rinnoviamo le promesse della nostra ordinazione. È il giorno in cui la Chiesa ci guarda con gratitudine. Il sacramento dell’Ordine ci ha resi partecipi in modo particolare dell’unzione di Cristo. Le nostre mani sono state consacrate, la nostra vita è stata consegnata al servizio del Vangelo e del popolo di Dio.
Ma accanto all’unzione sacramentale c’è anche quella che potremmo chiamare l’unzione spirituale, cioè lo stile interiore con cui viviamo il ministero. Questa unzione si riconosce da alcuni segni. Si riconosce quando si parla di Cristo con un cuore che arde. Quando l’annuncio del Vangelo non è routine, ma passione. Quando il ministero non è un mestiere, ma dono della vita intera.
È l’unzione che ci rende capaci di affrontare fatiche, incomprensioni, solitudini, senza perdere la gioia del servizio. È l’unzione che ci mantiene umili nelle prove e sereni quando raccogliamo frutti positivi. È la passione apostolica che ci fa desiderare una cosa sola: amare Gesù e farlo amare.
Carissimi sacerdoti, questa Messa Crismale vi richiami a tornare al vostro ministero con cuore lieto, per annunciare il Vangelo ricevuto da Cristo. Non siamo sacerdoti per noi stessi: la nostra santificazione è unita a quella del popolo che ci è affidato.
I tempi difficili chiedono a noi un amore più grande, entusiasmo, generosità, creatività e una decisa tensione alla santità, fino all’eroismo nel servizio a Dio e ai poveri. Non possiamo vivere nella mediocrità, né adattarci alla mentalità corrente: non ci è lecito cercare compromessi, evitare le fatiche o inseguire il successo a scapito della verità. Voi fedeli avete il diritto di sentire e noi sacerdoti abbiamo il dovere di farvi gustare il “profumo di Cristo” attraverso una testimonianza più coerente, più incisiva e più gioiosa della nostra vita! In questa sera così significativa sento il dovere – e anche la gioia – di dire un grazie sincero. Grazie a voi, carissimi sacerdoti della nostra Chiesa casalese. Grazie per la vostra fedeltà quotidiana, spesso silenziosa e nascosta. Grazie per le Messe celebrate ogni giorno. Grazie per le confessioni ascoltate con pazienza. Grazie per le visite agli ammalati, per le ore spese nell’ascolto, per la vicinanza alle famiglie, ai giovani, agli anziani. Le nostre comunità sanno quanto bene passa attraverso il vostro ministero. Grazie anche ai nostri diaconi e alle persone consacrate, che arricchiscono la vita della diocesi con il dono della loro vocazione.
E grazie a voi, popolo santo di Dio, perché il vostro affetto e la vostra preghiera sostengono i vostri sacerdoti. Continuate a farlo con amicizia, affetto e pazienza. Ne abbiamo bisogno!
Tra poco consacreremo gli oli santi. E nella preghiera della Chiesa chiederemo che questa unzione penetri e santifichi coloro che la riceveranno, perché possano diffondere il profumo di una vita santa. È una immagine bellissima. Dal Giordano alla sinagoga di Nazaret. Dal cenacolo alla storia della Chiesa. Dai sacramenti alla vita quotidiana. Una scia di profumo attraversa i secoli: il profumo di Cristo. Chiediamo questa sera che questo profumo giunga fino a noi e si diffonda in tutta la nostra Chiesa casalese. Che lo Spirito rinnovi il cuore dei sacerdoti. Che renda fervorosa la fede del nostro popolo. Che faccia della nostra Diocesi una Chiesa capace di portare la gioia del Vangelo.
Negli ultimi anni è emerso con chiarezza un cambiamento profondo: la fede non è più un dato scontato, né nella società né all’interno delle comunità cristiane. Anche il recente cammino sinodale lo ha evidenziato, indicando come prioritaria la necessità di tornare alla questione fondamentale della fede: vissuta, celebrata, custodita e trasmessa.
La prima direzione indicata è quindi quella di rimettere al centro la fede stessa. Questo implica riscoprire la liturgia come luogo vivo in cui il mistero di Cristo raggiunge oggi i credenti, ma anche riconoscere che i modelli tradizionali di trasmissione non bastano più, soprattutto per le nuove generazioni.
Diventa allora essenziale costruire comunità capaci di ascolto, accompagnamento e formazione, promuovendo una formazione permanente per tutti e ripensando i percorsi di iniziazione cristiana e di ritorno alla fede per giovani e adulti.
In sintesi, si tratta di tornare al primo annuncio del Vangelo, all’essenziale della fede, affidandosi a presbiteri e laici convinti e appassionati, disponibili a lasciarsi rinnovare e guidare dallo Spirito.
E allora, davvero, anche oggi; in questo contesto storico, potremo ascoltare quella parola che non smette di realizzarsi: “Oggi si compie questa Scrittura”.








