CASALE – Diocesi in festa per l’ordinazione sacerdotale del diacono Fabio Boltri: la sua consacrazione da parte de vescovo mons. Gianni Sacchi avverrà sabato 25 in Cattedrale, alle 10. Don Fabio La sua prima Messa sarà celebrata il giorno successivo, alle 17, al Santuario di Crea.
Classe 1994, don Fabio è originario di Cereseto, si è diplomato al liceo scientifico Palli, poi ha frequentato a Roma la facoltà di Filosofia dell’Ateneo Pontificio “Regina Apostolorum”, conseguendo il baccalaureato in Filosofia e la licenza in Teologia e il successivo grado accademico. Ha studiato inoltre al seminario interdiocesano di Novara, prestando nei fine settimana per un biennio il suo servizio nella parrocchia casalese dello Spirito Santo, accanto al parroco don Giorgio. L’11 ottobre 2025 è diventato diacono ed è stato destinato dal Vescovo a svolgere il suo ministero a Villanova Monferrato, coadiuvando il parroco don Mario.
Questa l’intervista a Vita Casalese
Con quale animo si prepara all’ordinazione sacerdotale?
“Mi sto preparando all’ordinazione sacerdotale con animo sereno, nella pace e nella certezza che il Signore porta a compimento le sue promesse e la sua opera. In questo sento di essere aiutato sia dalla preghiera personale e di tanti, sia dalla partecipazione alla vita diocesana e delle comunità parrocchiali di Villanova Monferrato e Terranova, dove attualmente mi trovo. È un aiuto prezioso, che ricevo quotidianamente dalle persone che camminano con me e mi accompagnano, così come dai formatori e dai compagni del Seminario San Gaudenzio di Novara, che sento vicini e mi sostengono. Avverto l’attesa del sacerdozio come un dono che mi supera, come un mistero d’amore nel quale sono invitato a entrare. È un dono grande che mi dispongo a ricevere dalle mani del Signore, con il desiderio di fare della mia vita una risposta d’amore al servizio della Chiesa e dei fratelli e delle sorelle che incontrerò”.
Come si è manifestata la sua vocazione e come l’ha coltivata in questi anni?
“La mia vocazione si è manifestata in modo graduale, fin da quando prestavo servizio in parrocchia a Cereseto come ‘chierichetto’. Ricordo come una grazia poter stare così vicino all’altare, mentre insieme a tutta la comunità partecipavo alla Pasqua di Gesù, che dona la vita, che vince la morte, che ci attira nel suo mistero di amore e di misericordia. Ho poi potuto coltivare la vocazione grazie alle persone che il Signore mi ha messo accanto e grazie a tante esperienze positive e significative che ho vissuto nella Chiesa. Poi la preghiera, l’ascolto della Parola di Dio, la partecipazione quotidiana alla Santa Messa, il confronto con la vita e con gli altri, la ricerca sincera, sono stati elementi essenziali che hanno contribuito al mio discernimento”.
Come si sono articolati i suoi studi?
“I miei studi si sono articolati a Roma, all’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e alla Pontificia Università Lateranense. Dopo aver conseguito la maturità scientifica ho iniziato il triennio filosofico all’Ateneo Regina Apostolorum. Ottenuto il baccalaureato in filosofia, ho iniziato nel 2015 gli studi di teologia all’Università Lateranense e ho intrapreso un percorso di verifica vocazionale al Pontificio Seminario Romano Maggiore a Roma. Sono stati per me anni positivi e arricchenti, sia da un punto di vista spirituale, sia umano. Ho incontrato tante persone che mi hanno voluto bene con affetto sincero e che mi hanno sostenuto e accompagnato in questo cammino, nonostante momenti più faticosi e difficoltà. Quest’anno, con l’ordinazione diaconale, ho concluso il percorso seminaristico e di studi con una tesi di ricerca in teologia spirituale”.
Quanto conta nella sua formazione l’esperienza maturata da seminarista e poi da diacono in parrocchia?
“L’esperienza maturata da seminarista e poi da diacono in parrocchia è stata molto importante per la mia formazione. Mi ha infatti permesso di conoscere meglio la Diocesi di Casale e di cogliere opportunità e sfide, punti di forza e aspetti sui quali lavorare, con l’aiuto del Signore. Il confronto con la realtà locale e con le persone che ho incontrato mi ha anche permesso di conoscere meglio me stesso, i miei desideri, i miei limiti e i miei talenti. Penso che ogni incontro, ogni situazione, ogni persona, ogni esperienza vissuta in questi anni sia stata per me un dono. Un dono che mi ha permesso di crescere, di imparare, di sperimentare la bontà e la misericordia del Signore”.
Una volta diventato prete, quale priorità vorrebbe dare al suo impegno pastorale in parrocchia?
“Una volta diventato prete vorrei dare priorità a un impegno pastorale che nasca dalla comunione: comunione con Dio, con il mio Vescovo, con il presbiterio diocesano, con i sacerdoti e i laici che il Signore mi metterà accanto. In questi anni ho sperimentato che da soli si fa ben poco e a volte anche l’attività pastorale, se vissuta in modo individualistico, può diventare ricerca dei propri egoismi”.
Che cosa direbbe a un giovane per incoraggiarlo a scegliere il sacerdozio?
“Per incoraggiare un giovane a scegliere il sacerdozio gli direi anzitutto di custodire nel suo cuore questo desiderio con la preghiera e con una vita cristiana autentica. Poi confrontarsi con una persona saggia e di fiducia, che possa aiutarlo a capire se davvero questa è la sua strada. E di non aver paura delle difficoltà che possono esserci: Dio è più grande delle nostre paure e delle nostre difficoltà!”.








