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Una rivoluzione che spaventa

L’incognita dell’intelligenza artificiale, che mette a rischio non soltanto i posti di lavoro, ma anche  l'intelletto umano

Redazione di Redazione
18 Luglio 2025
in "Finestra sul mondo" di Ennio Caretto, Cronaca, Prima Pagina, Primo Piano
Ennio Caretto scrive per La Vita Casalese

Ennio Caretto

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Ricordate i luddisti, cosiddetti secondo alcuni dal nome del loro leggendario e forse mai esistito leader, il giovane inglese Ned Ludd, ma cosiddetti secondo altri dall’antico romano “ludi”, giochi, perché gaudenti sfaticati stando all’alta borghesia e ai padroni delle ferriere? Erano i lavoratori salariati che all’avvento della rivoluzione industriale tra la fine del 1700 e l’inizio del 1800 fondarono uno dei primi movimenti di protesta operaio, sabotando i nuovi strumenti e le nuove attrezzature dal telaio meccanico alla macchina a vapore per non perdere i loro posti di lavoro. In un’era di cambiamenti epocali, i luddisti inglesi dichiararono guerra alla produzione di massa in difesa della dignità della persona, turbando le coscienze dei padri fondatori dell’America, tra cui Thomas Paine, che nel 1792 pubblicò a loro sostegno lo storico saggio “I diritti dell’uomo”, sostenendo anche la sanguinosa rivoluzione francese dell’anno successivo. Ma furono sconfitti, e trascorse più di un secolo prima che il conflitto tra lavoratori e macchine venisse risolto pacificamente grazie ai negoziati tra le imprese e i sindacati.

“La grande sostituzione”

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E avete presente le polemiche, tuttora in corso, sulla dottrina della “Grande sostituzione” scatenate dallo scrittore francese Renaud Camus con il suo omonimo libro del 2011? Camus ci ammonì che le varie etnie europee, demograficamente in calo, saranno soppiantate dagli islamici, dai migranti di colore e altri, a suo giudizio tutti protesi a invadere le nostre terre e a imporci le proprie culture. In America, il monito fu subito trasformato dagli ultras conservatori e dai trumpisti nella denuncia di un “complotto” alieno o, peggio, di un “genocidio tramite la sostituzione delle razze”. Nulla di più “fake” o falso come là si dice. E’ vero che una parte dell’Islam, Iran in testa, è aggressiva e che la migrazione va regolamentata, ma non si tratta di complotti né di pulizia etnica. La “purezza della razza Wasp”, l’acronimo di White (bianco) Anglo (inglese) Saxon (sassone) Protestant (protestante), è un’ossessione della estrema destra americana. Già nel 1800 c’era chi demonizzava la allora maggioranza dei migranti, i cinesi e i giapponesi, protestando che gli “Amerasians” con il loro oppio e le loro leggi avrebbero rimpiazzato i “Wasp”.

Moniti da ascoltare

Perché cito i luddisti e “la grande sostituzione”? Per via di un commento del premio Nobel per l’economia Daron Acemoglu: “I luddisti non avevano tutti i torti a protestare contro la rivoluzione industriale”. E per via della minaccia che l’attuale rivoluzione tecnologica, molto più traumatica di essa, costituisce non soltanto per i posti di lavoro, ma anche per l’intelletto umano. E’ l’intelligenza artificiale infatti che potrebbe realizzare la dottrina della “Grande sostituzione” rimpiazzare cioè il nostro cervello a poco a poco. Le grida di allarme al riguardo aumentano di giorno in giorno anche in Italia. Citiamo Walter Quattrociocchi, ordinario di Informatica all’Università della Sapienza a Roma: “La vera sfida non è imitare la nostra intelligenza con la macchina, ma è preservarla”. Rischiamo la sostituzione del nostro processo cognitivo, lamenta il docente, non ci si accorgiamo più di non sapere. Citiamo Leone XIV , che avverte: attenti “all’impatto dell’intelligenza artificiale sullo sviluppo intellettuale e neurologico delle generazioni a venire…. Il futuro dipende dalla loro capacità di rispondere ai bisogni altrui in modo generoso”.

Algoritmi e anima

Che cosa c’è dietro questi moniti? Ci sono una serie di ricerche e di esperimenti molto inquietanti. Il Mit, Massachusetts Institute of Tecnology, dove insegna Acemoglu, ha chiesto a un centinaio di studenti di scrivere un saggio chi con l’aiuto dell’Ai (l’acronimo di Artificial Intelligence) chi senza, e ha controllato il funzionamento dei loro neutroni mentre erano al lavoro. Con stupore ha scoperto che gli utenti della Ai avevano attivato il cinquantacinque per cento in meno dei neutroni rispetto ai non utenti. Inoltre, interrogati alla fine, gli utenti della Ai non erano riusciti in grande maggioranza a citare i punti cruciali del proprio saggio, a differenza dei non utenti. E’ l’inizio del rimpiazzamento del nostro intelletto da parte delle macchine intelligenti? No, ma a patto che i politici e gli scienziati che guidano il mondo prendano misure preventive. Papa Prevost è stato esplicito: “Gli esseri umani hanno anima e coscienza non comparabili a un pugno di algoritmi… L’autentica saggezza non è un mero cumulo di dati, è la capacità di cogliere il vero significato della vita. Nessuna macchina potrà mai imitare l’intelletto umano”.

Sistemi autoreplicanti

Un altro esperimento in Cina ha accertato che i sistemi più avanzati d’intelligenza artificiale sono in grado di replicarsi autonomamente e quindi sottrarsi al controllo dell’uomo, un passo preoccupante, ha commentato Acemoglu, perché tra qualche anno potremmo trovarci alle prese con Ai ribelli o  dannose alla nostra società. Ma già adesso abbiamo sistemi che assumono o licenziano, includono o escludono gli esseri umani da alcuni compiti in base a invisibili o potenzialmente errati metri di misura. Sappiamo che difficilmente le donne vengono poste alle guida di grandi imprese, ma l’Ai non le aiuterebbe, anzi le discriminerebbe  perché elaborerebbe solo i dati esistenti, in base ai quali la leadership di una compagnia “spetta” di solito ai maschi. Di più, l’Ai è programmata per darci sempre e comunque una risposta e se non trova dati sufficienti per fornircela se la inventa, a rischio di causare disinformazione o peggio. E’ stata concepita come strumento al servizio della intera umanità, una macchina pensante che generi scoperte benefiche e promuova l’eguaglianza, ma può generare anche aggressioni e conflitti.

Rivoluzione ignorata

Torniamo ai luddisti. La loro protesta non restò sterile, condusse il mondo della politica a battersi per il diritto al lavoro (l’Italia è una Repubblica fondata su di esso) e i diritti civili, oltre che quelli umani, mentre la rivoluzione industriale si diffondeva ovunque. E’ bene che accada lo stesso oggi mentre la rivoluzione tecnologica cresce a una velocità vertiginosa in tutto il mondo. Liquidare i suoi critici come lo furono i luddisti è assurdo. Era chiaro che la produzione di massa avrebbe creato posti di lavoro, ma non lo è affatto che la Ai li crei in futuro. Secondo il World Economic Forum, la Conferenza economica annuale dei ricchi e dei potenti in Svizzera, ne eliminerà 92 milioni a breve scadenza ma a lungo termine ne creerà 170 milioni. Queste proiezioni sono utopie e trascurano di precisare che impieghi saranno: se l’Ai limiterà il nostro processo conoscitivo, verremo asserviti a essa? Non a caso il Papa ha affermato che “la Chiesa offre a tutti un patrimonio di dottrina sociale per rispondere agli sviluppi dell’intelligenza artificiale che comportano nuove sfide per la difesa della dignità dell’uomo, della giustizia e del lavoro”.

Sostituzione sul campo

Soffermiamoci su ciò che sta accadendo. Le macchine pensanti incominciano a sostituire non solo chi fa lavori manuali ma anche di concetto nonché i liberi professionisti dai chirurghi agli avvocati, e dagli ingegneri ai consulenti. Esse causano problemi di etica e di governance d’impresa che non ci dovevano trovare impreparati perché previsti dagli anni Cinquanta dello scorso secolo, quando John McCarthy coniò il termine “Intelligenza Artificiale”, ma su cui si continua a discutere per lo più senza intervenire. Come sulla pace nel mondo è la Chiesa a mobilitarsi, non la politica, e infatti fu papa Francesco I a lanciare le campagne contro le guerre e per la limitazione dell’Ai a “strumento” dell’umanità. Papa Leone XIV le ha intensificate sottolineando di avere scelto il suo nome a ricordo di papa Leone XIII e della sua enciclica “Rerum Novarum” o Cose Nuove, che assegnò alla Chiesa la missione di salvaguardare la persona sia dal capitalismo sia dal marxismo selvaggi, per svolgere la stessa missione nell’era della Ai. La quale, si badi bene, ha spaventose implicazioni militari dato che potrebbe eventualmente decidere delle guerre e della pace. 

Errori di programmazione?

“Errori di programmazione”. Così hanno spiegato gli scienziati due incidenti occorsi le settimane scorse: l’assalto di un robot intelligente in Cina ai suoi creatori e l’esternazione di antisemitismo dell’intelligenza artificiale di Elon Musk, il padre della Tesla. Non è una spiegazione confortante. Chi può garantire che la Ai non sbaglierà mai? Che, a differenza dei nostri, i suoi neuroni avranno il dono dell’infallibilità? Personalmente, mi sconcerta la differenza di reazione della nostra società all’atomica il secolo passato e alle altissime tecnologie oggi. Esse hanno due impieghi, come lo ha il nucleare, di cui solo quello civile è accettabile, se da noi gestito. Ma mentre a causa delle bombe di Hiroshima e Nagasaki il mondo entrò nel panico, nessuno adesso si agita forse perché l’intelligenza artificiale non ha sinora provocato catastrofi. L’attendismo non è la tattica giusta. Si proceda sul cammino intrapreso, ma come scriveva Manzoni “con giudizio”, in modo che esso sia costruttivo e luminoso. Altrimenti rischieremo di lasciare una nuova Terra in eredità non ai figli dei figli dei nostri figli ma alle macchine pensanti. 

Ennio Caretto

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Tags: AICarettoLuddisti
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