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La strage negata: per la difesa il processo Eternit sarebbe da rifare

Redazione di Redazione
12 Marzo 2013
in Casale, Cittadina, Cronaca
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TORINO – “Il Processo Eternit è da rifare” ad affermarlo in aula durante il processo d’Appello che si sta svolgendo a Torino, i difensori di Stephan Schmidheiny e di Louis De Cartier. Dopo la sintesi dei temi durante la prima settimana, l’Appello procede con le carte tirate fuori dai difensori. La Difesa (composta da Cesare Zaccone e Carlo Enrico Paliero per de Cartier, Astolfo di Amato e Carlo Alleva per Schmidheiny) cerca di smantellare il risultato di un lungo processo, costruito da anni di udienze e di morti per mesotelioma, in particolare si contestano il dolo perché è materia della Corte d’Assise già dal primo grado, quindi il processo sarebbe nullo. Un altro punto su cui premono i difensori è l’incompetenza territoriale, tornando ad indicare Casale come sede competente e non Torino, una mossa astuta poichè il tribunale di Casale è fra quelli soppressi (verrà accorpato a Vercelli), una situazione organizzativa quindi ancora confusa e in via di definizione che porterebbe un processo di questa grandezza ad uno stallo permanente. La prescrizione del reato, già avanzata dai legali durante la sentenza del 13 febbraio 2012, ritorna in maniera prepotente: “E’ passato troppo tempo-spiega la Difesa- dalla chiusura della fabbrica sono passati 27 anni, in Svizzera il mio assistito (Schmidheiny, ndr) si è visto assolvere per prescrizione del reato”, i difensori non tengono conto del fatto che il picco delle vittime, vista la lunga incubazione caratterizzata dal mesotelioma, cresce tutt’ora e continuerà ogni anno aggiungendo nuove morti. “La pena è troppo pesante-continuano i difensori- perché l’età avanzata degli accusati (più di 90 anni De Cartier e 75 anni Schmidheiny) impedirebbe qualsiasi ravvedimento e rieducazione”. Oltre ad avanzare, come lecito, le proprie tesi difensive, talvolta si negano fatti evidenti, soprattutto quando la Difesa si lamenta dicendo che le numerosi parti civili (oltre seimila) non consentirebbero lo svolgimento in tempi ragionevoli, affermazione smentita di fatto dalla sentenza del 13 febbraio 2012, oltre alla richiesta di respinta delle richieste di risarcimenti ai singoli (se non fornite di documentazione clinica aggiornata), agli enti (Regione, Provincie, Comuni, ecc) e  alle associazioni come l’AFEVA (perché nate dopo che de Cartier e Schmidheiny gestivano l’Eternit in Italia). Domani a questi punti avanzati dai difensori replicherà la Procura, da lunedì 4 marzo toccherà poi ai pm illustrare i motivi del verdetto di primo grado.             Christian Pravatà

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Tags: EternitProcesso EternitTorino
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